Si dice che tutte le famiglie abbiano i loro segreti. Ma le famiglie dello spettacolo? I loro segreti sono a un altro livello.

Per anni, il nome Miramax è stato uno dei marchi più venerati di Hollywood, indice di classe e intelligenza nelle storie sostenute. Fondata da Harvey e Bob Weinstein, fratelli del Queens, New York, il nome è un misto tra Miriam e Max, la madre e il padre, la cui presenza incombeva sui figli sia in vita che in morte. Infatti è stata la morte della madre che Harvey ha usato come pretesto, nel novembre 2016, per attirare l’aspirante attrice Jessica Mann nel suo hotel. Harvey, ha affermato all’inizio di quest’anno in tribunale, le aveva detto di “aver bisogno di essere consolato per il suo dolore”. Quando arrivò Harvey cominciò a masturbarsi di fronte a lei e le mise il pene in bocca.

Ora in carcere per una condanna a 23 anni per stupro di terzo grado e per un atto sessuale criminale, Harvey si sta difendendo contro un ulteriore cumulo di accuse a Los Angeles nel mezzo di un appello programmato (nonché: una causa civile nuova di zecca per due stupri e due ulteriori aggressioni sessuali). I sindacalisti in prigione dichiararono che avesse il temuto coronavirus poco dopo il suo arrivo, facendogli guadagnare un semi-sequestro immediato in infermeria. Nonostante i gravi problemi di salute, è rimasto asintomatico. Solo un altro dei misteri che aleggiano in una sequenza infinita di misteri che avvolgono il caso e sulle sue motivazioni.

Perché Harvey avrebbe messo a rischio la sua intera attività, reputazione e fortuna? Perché Bob, suo partner nonché fratello, è stato con le mani in mano per tutto il tempo? E alla fine ha contribuito a spingere suo fratello nel burrone? Fino a che punto sapevano le mogli di Harvey? E quale ruolo hanno giocato le insicurezze fisiche di Harvey e i suoi genitali curiosamente deformi nei suoi abusi sulle donne?

Queste domande sono state approfondite solo quando nel 2005 lavorando a una storia sulla Weinstein Company, lo studio dei fratelli appena fondato mentre ero seduta sul famigerato divano dei cast di Harvey, nel suo ufficio di Tribeca, lui raccontava al suo team marketing perché ero lì.

Quale ruolo hanno giocato le insicurezze fisiche di Harvey e i suoi genitali curiosamente deformi nei suoi abusi alle donne?

“Le riviste pensano che io sia di bell’aspetto”, ha affermato scherzando in stanza. “Ho dormito fino ad arrivare in cima”.

Il suo staff sorrise. Loro dovevano. Fuori dal suo ufficio, un gigantesco poster per il film The Libertine parcheggiato su un cavalletto. Il suo slogan, scritto in rosso, pubblicizzava la presenza audace all’interno: “Non ha resistito alla tentazione. L’ha perseguita”.

E ora la sta pagando. La prigione è stata dura per Harvey. “Ha sempre avuto qualcuno che faceva le cose per lui. Quindi ora deve fare tutto da solo e non ci è abituato. Non ha idea di come fare le cose”, afferma una fonte vicina a Weinstein. “Ha vissuto tutta la sua vita, una vita sontuosa, dove aveva assistenti che si occupavano di tutto. Dall’affettare il pollo per l’insalata a ritirare gli abiti in lavanderia. Era un ragazzo così privilegiato”.

Weinstein e sua madre, Miriam, agli Obie Awards nel 1996.

Ora vive come vivevano i suoi assistenti una volta, nelle grinfie di un sistema perverso e meschino supervisionato da guardie che chiedono totale obbedienza, deferenza e soggezione. Immagina uno dei principali consumatori al mondo di suite d’albergo di lusso e ampie sale da bagno che cerca di sopravvivere in un dormitorio di infermeria con servizi igienici senza seduta.

In tribunale, il suo entourage ha dovuto spegnere il suo iPhone per lui; non aveva mai padroneggiato completamente la tecnologia. Ma adesso non c’è il telefono: eccetto quello a cui ha accesso solo per un’ora al giorno poiché, sostenendo la sua innocenza, orchestra il suo appello da una stanza che può usare solo quando non c’è nessuno (e quando termina, lo spazio va sanificato per contrastare l’eventuale diffusione del virus).

È sconcertato, alla mercé dello stesso universo che per tanto tempo si era piegato alla sua volontà. Una cultura intera al di fuori delle sbarre della sua prigione è stata sconvolta e si avvia al cambiamento.

Affari di famiglia

Quando si tratta di fratelli, Hollywood ha una bizzarra storia di fratelli potenti, da affaristi dietro la scrivania come i Warner, i Cohn e i Selznick alle forze dietro la macchina da presa: i Coen, i Safdie, i Sylbert e i Russo. E poi ci sono Harvey e Bob.

Cresciuti nel Queens della metà del secolo all’Electchester, un progetto abitativo di classe medio-bassa, il fratello maggiore Harvey e il fratello minore Bob condividevano la camera. Per anni, dopo che i due ce l’avevano fatta ufficialmente, si sono offerti di comprare un posto più grande per la madre, ma lei rimase lì. I figli le avrebbero mandato le limousine per prenderla e accompagnarla alle première. Questo aspetto colpì i suoi pettegoli vicini.

Harvey ha affermato di aver iniziato “con niente”, ma i vicini presumevano che i Weinstein fossero ricchi, poiché il padre, Max, era un gioielliere e faceva telefonate notturne a casa di genitori di altri bambini. Harvey ha celebrato il suo Bar Mitzvah in un hotel a Catskills, quindi non se la passavano male.

Ora vive come vivevano i suoi assistenti di una volta, nelle grinfie di un sistema perverso e meschino supervisionato da guardie che chiedono totale obbedienza, deferenza e soggezione.

Ovviamente vivevano al di là delle loro possibilità. I genitori litigavano per i soldi e Miriam era invidiosa di una sorella il cui marito era diventato piuttosto benestante.

“C’erano un sacco di belle cose in casa”, ricorda l’amico di Harvey, Bill Brender. “Piena di ninnoli. Tutto per lo spettacolo”.

C’erano delle sedie in soggiorno su cui i ragazzi non potevano sedersi. Miriam si faceva i capelli una volta alla settimana, una stravaganza alla quale altre madri avrebbero rinunciato. Indossava sempre i tacchi, non certo la norma da quelle parti. I vicini di sopra sentivano il suo profumo. Miriam era eccezionale mentre Max un patetico perdente.

Bob e Harvey Weinstein (estrema sinistra) ballano la conga al Bar Mitzvah di Bill Brender al Leonard’s catering hall di Great Neck, Long Island, 1964.

Max chiese ai ragazzi di farle i complimenti.

Ma le fortune della famiglia subirono alti e bassi, dato che Max cercava di cimentarsi in varie attività commerciali per poi essere costretto a fare lo stesso lavoro che faceva dall’età di 18 anni: tagliare i diamanti.

“Max era un brav’uomo”, afferma Corky Burger, l’ex partner di Harvey per le promozioni dei concerti. Ma anche uno sciatto o uno strano, a seconda di chi chiedi, una versione calva di Harvey che fumava le Camel in continuazione. Max era burbero, “un ebreo duro che affrontava tutto con violenza”, ricorda il dottor Joseph Takats, in seguito vicino della porta accanto di Harvey per 10 anni. “In un certo senso era dispiaciuto per se stesso”.

Da un lato, era l’eroe dei ragazzi. Dall’altro, era un perdente. (oppure: erano trattati in questo modo dalla madre). Non avrebbero fatto la sua stessa fine.

Al contrario, Miriam “aveva il tipo di modi estroversi e meravigliosi con le persone che Harvey usa per conquistare persone come i Clinton”, mi ha detto una volta il mentore del marketing di Harvey, Arthur Manson. Una studentessa eccezionale che fu presidente della sua classe di Williamsburg, Miriam aveva un lato duro e sorprendente; la sua citazione nell’ultimo annuario era “Non grattare finché non vedi il rosso delle loro guance”. Aveva un carattere irascibile, ma insisteva che il bravo poliziotto sobrio e proverbiale Max fosse quello attento alla disciplina. A volte Max finse di usare la cintura con Harvey, facendo gemere per finta il ragazzo dietro la porta chiusa.

Max lavorava sei giorni alla settimana e nel suo unico giorno libero portava Bob e Harvey al cinema, più una scusa per ingurgitare popcorn e caramelle lontani dalla vista di Miriam e addormentarsi. Un compagno di classe ricorda che Bob e Harvey erano molto legati a Max. “Sentivano semplicemente il rapporto padre-figlio in maniera diversa, erano più amici che scherzavano insieme”. Andare al cinema era un modo per allontanarsi in parte da Miriam. “La loro madre era simile a mia madre”, dice Bill Brender, “una persona molto dominante perché papà non è mai stato molto in giro”.

La citazione dell’ultimo annuario di Miriam era “Non grattare finché non vedi il rosso delle loro guance”.

In una dichiarazione inedita del dicembre 2017, presumibilmente destinata ai media e preparata con l’aiuto del suo consulente per la dipendenza dal sesso in Arizona, Harvey spiega: “Mia madre ha sempre spinto mio padre ad avere successo. Mio padre non ebbe successo finanziariamente ma era un meraviglioso essere umano. Soffriva di disturbi fisici e profondo disagio emotivo”.

Harvey riflette: “Stavo costruendo un impero per compiacere la mamma”.

“Sono state le chiacchiere del vicinato che hanno fatto cadere morto Max sul guscio di casa”, mi raccontò la vicina Margaret Kelly. Era il 1976. Harvey aveva 24 anni e Bob 21 e Miriam era ora loro responsabilità. Ed erano soli nel suo sguardo cupo. C’era senso di colpa. Come per dare più peso all’esistenza di Max, Harvey in seguito disse ai giornalisti che dopo aver prestato servizio al Cairo come sergente di approvvigionamento fino alla fine della seconda guerra mondiale, Max si recò in Palestina per sostenere lo stato ebraico (un gesto nobile, messo in dubbio dalle dimissioni di Max da Fort Dix, in New Jersey, nel 1946.) La lapide di Max recita: “Tu eri speciale”, che suona come una sorta di scuse per un marito trattato in modo tutt’altro che speciale.

Quando il romanzo di Philip Roth uscì nel 1969, Harvey iniziò a riferirsi a sua madre come “Mama Portnoy”. A detta di tutti, Miriam era una tipica madre soffocatrice ebrea che giocava a mahjong e ingurgitava cibo. Ma: difficile da accontentare. Da giovane madre, ha sempre messo a confronto i suoi ragazzi con tutti gli altri e Harvey e Bob sono sempre venuti meno. “Quando hanno vinto un Oscar, lei avrebbe chiesto sicuramente “Allora, a quando il prossimo?’” sostiene Ivana Lowell, che ha lavorato in Miramax negli anni ‘90 e ha frequentato Bob. “Non era mai abbastanza, qualunque cosa facessero”.

Weinstein e il suo socio in affari di promozione di concerti, Corky Burger, con Jerry Garcia, 1973.

Mentre mi racconta la storia di come il compagno di scuola Billy Bender gli avesse quasi cavato un occhio in un incidente da bambino, Harvey menzionò, con un filo di voce, che “Bender ora è un medico come i suoi fratelli. Tutti e tre sono dottori. Diamine, alla mamma sarebbe piaciuto”.

In prima media, un test del quoziente intellettivo ha permesso a Harvey di saltare un anno e di essere inserito nelle classi per bambini brillanti alla John Bowne High School. Bob, non si impegnava, non ce la fece; allora, gli amici presunsero che non fosse così acuto. In quel periodo, Bob veniva maltrattato da Harvey ed entrambi i ragazzi lo erano da un bullo locale (tramite il portavoce di Harvey, Juda Engelmayer, Weinstein afferma che i fratelli tendono a litigare di tanto in tanto, ma suo padre ha sempre sottolineato l’importanza di cercare anche Bob. Nonostante molteplici tentativi non siamo riusciti a raggiungere Bob Weinstein per un commento).

“Ricordo che Harvey guardò l’orologio e scherzando affermò: “Sono in ritardo per un appuntamento, vengo picchiato spesso e volentieri”“, racconta un ex compagno della scuola media. “Ma lo fece in un modo in cui tutti risero”.

I ragazzi nei dintorni dell’Elettchester erano capeggiati da un bambino irlandese di nome Billy. Con l’aiuto del suo amico Bill Brender, Harvey finalmente si organizzò e picchiò Billy l’irlandese, diventando cosìil leader della loro piccola banda. “Il Queens non era noto per la sua etichetta”, afferma Brender. Nonostante avesse sconfitto il bullo, Harvey non aveva ancora ottenuto rispetto. Al liceo, le ragazze ridacchiavano alle sue spalle, prendendo in giro la sua voce, i suoi modi. Un’acne profonda gli macchiava il viso, ed era grosso e in sovrappeso. Un ragazzo che “non era a proprio agio con il suo corpo”, dice un compagno di classe, osservando che un “certo viscidume” spiega perché sia stato regolarmente rifiutato dalle ragazze. Comunque: “Non gli impediva di passare a qualcun altro”. Un altro studente del liceo ricorda le pareti della camera da letto di Bob e Harvey tappezzate di enormi quantità di donne nude ritagliate dalle pagine di Playboy.

Quando arrivò all’Università di Buffalo nel 1969, Harvey aveva perso peso, riempiendo il frigo di hamburger di soia e vasetti di Mason ricolmi di insalata di pesce donati dalla sua adorata bubbe (Yiddish per “nonna”), che, come la madre, viveva nei progetti. Iniziò a creare un business con il suo amico Corky Burger, come bookmaker di concerti per la scuola, un lavoro che li avrebbe fatti notare e rispettare. Come avrebbe detto mestamente, anni dopo, “Uno dei rari modi per incontrare ragazze era essere nel comitato musicale”.

“In quale altro modo Harvey Weinstein avrebbe potuto diventare un eroe del campus?” lo sbeffeggiò The Spectrum, il giornale studentesco, quando Harvey prenotò i Grateful Dead (lo stesso Harvey è stato editorialista del giornale, firmandosi “J. Harvey Weinstein”, usando echi sillabici sia come J. Edgar Hoover che l’editorialista di gossip JJ Hunsecker, di Piombo rovente , il suo film preferito. Ha cofirmato un pezzo con Burger - che Burger ha da allora ripudiato - su un truffatore che si avvicina a una donna in un bar, e dice: “Guarda piccola, sono probabilmente la persona più bella ed eccitante che tu vorrai mai incontrare - e se rifiuti di ballare con me, probabilmente ti romperò questa bottiglia di Schmidt in testa”.)

I due erano responsabili di somme di denaro “mostruose”, secondo un socio in affari di Buffalo, il dottor Joe Takats, ma erano noti per non essere puntuali nei pagamenti.

Con la bozza che terminò nel 1973, Harvey lasciò per prenotare concerti a tempo pieno con Burger, come “Harvey & Corky”, al Century, un cinema di pessima reputazione in città che acquistarono con Takats come terzo partner e rinnovarono come spazio per eventi. Il fratello Bob lasciò presto l’Università di stato di New York a Fredonia per unirsi a loro. Takats, un medico del pronto soccorso, non era solo un investitore; curava Harvey anche per l’acne cistica grave che aveva sulla schiena e sul petto e che gli ha causato dolore fino ai 20 anni. Visitando i Takats a casa, Harvey si autodefinì “Gru” (abbreviazione di “raccapricciante”), dando la caccia ai bambini Takats per la casa. “È stato tutto molto divertente”, afferma Takats.

Harvey Weinstein and O.J Simpson back stage at a Bob Hope performance at the Buffalo AUD September 12, 1973 in Buffalo, New York.

“[Harvey] non era un ragazzo atletico e non era il signor Carisma”, continua Takats. Poi mi racconta la storia di come, poco dopo la morte di Max, Harvey stesse uscendo con “una bellissima ragazza”, una donna di nome Debbie. Era la figlia di un pompiere di Buffalo e una segretaria che stava studiando per diventare una massaggiatrice. Harvey portò Debbie alla serie originale di Broadway Chicago. Harvey le disse che un giorno avrebbe girato un film. Derideva i sogni di un promotore di concerti di una piccola città. Debbie lasciò Harvey per “un ragazzo che era il capitano della squadra di calcio e il “principe” del ballo di fine anno. Ad alcune piacciono queste cose.... Lo ha davvero ferito. Fu depresso e fuori di testa per un po’.

Come un bocciolo di rosa, come un incidente incitante, come un profondo taglio di rasoio sulla psiche, sembra un po’ troppo facile. E Harvey si procurò un’altra ragazza con cui restò anche dopo aver lasciato Buffalo. Ma è alla fine degli anni ‘70 - dopo questa rottura traumatica, dopo la morte prematura di suo padre, e con sua madre concentrata esclusivamente sul successo di Bob e sul suo - che sembrano aver origine le accuse di aggressione sessuale alla fine sparse sulla stampa (Harvey non ha risposto quando gli è stato chiesto se la sua relazione con Debbie avesse in qualche modo influenzato le sue relazioni future con le donne).

Il Quadro Generale

Le braccia di EDDY la stringono. KAREN inizia a farsi prendere dal panico.

KAREN Eddy! Per Dio!

EDDY (arrabbiato, premendo ancora forte) Dai, piccola… Per cosa sei venuta qui?

—Dalla terza bozza di The Burning, una sceneggiatura originale di Peter Lawrence, Tony Maylam e Harvey Weinstein

Con la concorrenza spietata sul fronte degli eventi di Buffalo, nonché i collegamenti per prenotare le sale, i fratelli sono inciampati a Cannes nell’estate del 1980, tornando a casa con un po’ di soldi francesi e le nozioni per incassare sfruttando la tendenza dei film slasher. The Burning è un film basato su una rudimentale sceneggiatura che Harvey aveva interpretato sulla base della leggenda del campo estivo del Maniaco di Cropsey, un uomo nero sfigurato che abbatte uno a uno i bambini del campo estivo usando una cesoia da giardinaggio. Harvey assunse Peter Lawrence per creare la sceneggiatura e Tony Maylam per dirigere.

Nel film, Cropsey è un guardiano del campo estivo che per un incidente viene bruciato da un gruppo di ragazzi. Dopo l’uscita dall’ospedale, la sua prima vittima è una prostituta, il suo viso era stravolto dalla paura e dal disgusto nel momento in cui scorge il suo volto. Cropsey quindi si vendica di due ragazze che hanno umiliato separatamente una coppia di adolescenti da cui stare alla larga. Nel finale, in una svolta sulla “ragazza che resta viva alla fine”, The Burning termina con un ragazzo, un voyeur, nerd, vittima di bullismo, definito “pervertito” e ridicolizzato quando si viene a sapere che non sa nuotare.

L’ultimo giorno di riprese di The Burning, il cast e la troupe hanno lanciato Harvey nel lago. Solo per scoprire che non sapeva nuotare.

“Qualcuno dovette tuffarsi e salvarlo. Probabilmente non l’ho aiutato”, afferma Maylam, tornando sull’argomento di Harvey che gli deve ancora dei soldi. “È un bullo. Lo è sempre stato, lo sarà sempre”. Maylam ricorda in particolare come Harvey impartisse ordini a Bob come un servo.

Al liceo, le ragazze ridacchiavano alle sue spalle, prendendo in giro la sua voce, i suoi modi.

“Allora”, dice Lawrence, “Harvey era uno stronzo arrogante e ignorante, francamente. [E] Bob era una sorta di versione passivo-aggressiva della stessa”.

Da bambini, Harvey e Bob avevano vissuto il loro incubo da campo dormendo al Campo Wel-Met della Contea di Sullivan, un rifugio sul lago per famiglie della classe operaia che non potevano permettersi nulla di più sciccoso. Ai fratelli Weinstein fu chiesto di andarsene presto. (si rifiutavano di fare la doccia). Frequentare il campo, con le docce in comune e il nuoto obbligatorio, sono attività impossibili per chi è dolorosamente autocosciente del proprio peso. Il campo e i suoi traumi erano un’ossessione per Harvey. Quando l’ho intervistato nel 2005, ha detto che stava leggendo la storia del campo estivo di Christopher Lehmann-Haupt, The Mad Cook of Pymatuning.

Nel 2020, i documenti del tribunale rivelarono che un precedente testimone di atti criminali intervistato dai pubblici ministeri affermava che Harvey aveva minacciato di castrarlo con cesoie da giardinaggio.

Nel giro di pochi anni dal lancio, la società aveva film indipendenti di successo come La sottile linea blu e Sesso, bugie e videotape . Miramax divenne un luogo in cui tutti volevano essere, dai talenti affermati a quelli che cercavano di entrare nel mondo degli affari. Nel corso dei decenni, attraverso la reincarnazione dell’azienda come Weinstein Company, qualsiasi lavoro per i fratelli era stato visto come credito puro. Malia Obama ha svolto un tirocinio per Harvey nell’ultimo periodo.

La compulsione di Harvey di esporsi sotto la doccia non solo alle donne in cerca di lavoro, ma al personale è ormai ben documentata. Non sorprende che fosse oggetto di molti attacchi. Per anni volti nuovi sono stati incanalati nel suo ufficio da Force1 Entertainment, un’agenzia di collocamento specializzata in quelli che venivano definiti internamente “alti profili”, capi dei media e dell’intrattenimento che potevano essere molto esigenti. Altri sbarcarono ad Harveywood in modo più organico, attraverso i curricula. L’esca era semplice: gioca bene le tue carte e potevi finire come alcuni degli altri protetti di Harvey e Bob a: dirigere reparti ambiti come acquisizioni o produzione. “Il campo di addestramento di Harvey”, come era noto, comprendeva sempre quattro assistenti, ognuno dei quali prometteva una promozione: se lui o lei sopravvivevano.

Weinstein (a destra) e Burger con Frank Sinatra a Buffalo, 1974.

Alcuni ce l’hanno fatta a malapena una settimana. C’era rabbia e compiti impossibili. Se non riuscivi a trovare qualcuno al telefono per Harvey, passava da uno all’altro, mettendo un assistente contro l’altro. E Harvey si odiava dopo ogni incidente in cui aveva perso il controllo, dal riferirsi ad una donna con il termine “fica” in un’intervista (per poi telefonare a un editore capo cercando di ottenere l’eliminazione delle parole colorite utilizzate) a reagire di fronte alla gente con gli occhi ostili. Un procedimento legale del procuratore generale dello Stato di New York del 2018 menziona che non pensava a nulla nel rivolgersi alle dipendenti come “fica” o “figa”. Era noto per afferrare gli uomini in modo aggressivo, di sorpresa, e per dare loro ciò che chiamava “strizzatine”.

Malia Obama ha svolto un tirocinio per Harvey nell’ultimo periodo.

Dice un ex dipendente Miramax: “Il suo atteggiamento era quello di chi fa lo stronzo totale per una cosa qualsiasi e il suo modo di risolvere le cose era fare qualcosa per gli altri. Capisci? Poteva trattarsi di fiori. O una cosa enorme di Barney Greengrass”.

Harvey è esploso con un assistente che non ha consegnato i biglietti per il concorso AmFAR di Victoria’s Secret al produttore di Terminator Andy Vajna. “Si è alzato di un paio di centimetri rispetto alla mia faccia e sono volate parole grosse”, afferma l’assistente. “Sembrava che mi volesse uccidere’. Vajna invece reagì dicendo ”Whoa, whoa, whoaaaa! ” Harvey costrinse l’assistente a raccogliere chicche per un “cestino delle scuse” e lo fece andare sullo yacht di Vajna. Fabrizio Lombardo, capo di Miramax Italia, prese da parte l’assistente e disse: “Lo fa perché ti ama”, ricorda l’assistente. “Che è la cosa più violenta che si possa dire”.

Non c’è da stupirsi che, alla fine del viaggio durante gli anni della Disney, Harvey abbia dato una mancia al suo assistente di viaggio da $ 1.500 a $ 2.500 in contanti.

“Si vergognava e allo stesso tempo non gliene fregava niente”, dice un ex dipendente della Miramax. “Era come se ci fosse una grande lotta manichea in corso. Potevi vedere i demoni combattere proprio di fronte a te in modo molto ovvio. È stato avvincente da guardare”.

“Nessuno lo dice, ma penso che sia bipolare”, dice un ex assistente, la cui sorella è bipolare. Harvey sembrava non dormire mai, proiettando film nel cuore della notte (“resta sveglio per tre notti e poi dorme per un’intera giornata”, mi ha spiegato l’ex capo della produzione Meryl Poster anni fa). Harvey parlava velocemente. (vedi: la registrazione del corridoio dell’hotel Ambra Battilana Gutierrez). Harvey è diabetico; molte persone bipolari hanno il diabete di tipo 2, poiché tendono ad essere in sovrappeso. È certamente grandioso. (“sono contento di essere il fottuto sceriffo di questa fottuta città del cazzo…”) Eccessivamente sociale? Incline a bere troppo? Esatto e di nuovo esatto. Il suo soprannome ai festival era “l’ippopotamo affamato”.

“Harvey era uno stronzo arrogante e ignorante, francamente. [E] Bob era una sorta di versione passivo-aggressiva della stessa”.

Poi c’era l’ipersessualità di Harvey. Agli assistenti era richiesto di solito di prenotare voli e automobili per molte donne totalmente disponibili, depositandole in un hotel di Central Park South sulla via di casa di Harvey, quando viveva a Central Park West nell’area VIP di Brentmore.

Gli assistenti facevano come gli era stato detto. “Questa è un’attrice che sta scegliendo di avere una sorta di relazione sessuale con Harvey nel tentativo di avanzare nella sua carriera. Mi ha fatto schifo? Sì, certo”, mi ha detto un ex assistente. “Inoltre, gli adulti sono autorizzati a prendere decisioni… Queste persone sembravano farlo con gli occhi ben aperti” (i loro nomi attuali ti sorprenderebbero).

Le carriere degli attori sono brevi e la parte giusta può fare la differenza. Gli attori di successo e quelli le cui carriere avevano subito un contraccolpo chiamavano regolarmente l’ufficio di Harvey. Parte del successo di Harvey può essere attribuito a buone (o abbastanza buone) relazioni con i talenti. Ha organizzato regali sontuosi: una collana da $ 100.000 per il compleanno di un’attrice di serie A che non ha fatto capolino da quando è scoppiato lo scandalo, dice l’ex assistente che l’ha organizzato.

Con chi dormisse Harvey è stato oggetto di molte congetture da parte di alcuni membri dello staff, che hanno soprannominato i front runner “Le prostitute di Harvey”.

Recensioni meravigliose come queste per la Weinstein Company si sono spostate sul sito Web Glassdoor, una specie di Yelp per chi cerca lavoro.

Pressione 24/7.

Tutti hanno un po’ paura di Harvey.

Gli assistenti diventati vicepresidenti dall’oggi al domani erano tanti e frequenti.

Le molestie sessuali erano la norma.

La terra dei titoli immaginari.

Alcuni dei livelli più alti qui sono estremamente volatili (per usare degli eufemismi).

Alcuni dipendenti… ti dicono di evitare il contatto visivo [con Harvey e Bob].

E poi c’erano gli sfortunati assistenti che dovevano procurarsi le medicine di Harvey, come Caverject, per la disfunzione erettile. Poco dopo il Natale del 1999, Harvey Weinstein fu trasportato da St. Barth per ciò che la compagnia sosteneva essere un’infezione batterica. All’epoca, Harvey incolpava qualcosa che aveva mangiato. Ma per gli anni a venire, sarebbe stato impossibile nascondere la cicatrice della tracheotomia di quella esperienza spaventosa e quasi mortale. Era stato colpito dalla cancrena di Fournier, un’infezione acuta della regione genitale a cui sono soggetti i diabetici e gli uomini di mezza età. Alcuni pazienti hanno bisogno di innesti cutanei per riparare l’area interessata, mentre casi estremi possono richiedere un’orchiectomia, la rimozione dei testicoli. Il deterioramento della funzione sessuale è un altro effetto collaterale comune.

“Il mio corpo ha un trauma. I veterinari mi dicono che ho la PTSD”, ha scritto Harvey nella sua inedita dichiarazione pubblica del 2017, tentando di spiegare tutto ciò che aveva passato psichicamente, ciò che stava dietro la sua rabbia e le dipendenze sessuali. Tramite un portavoce, Harvey ha affermato di aver fatto numerose operazioni ed è “fortunato ad essere vivo”.

Tutto ciò spiega la prima impressione dell’accusatrice Jessica Mann secondo cui Harvey era forse intersessuale, privo di testicoli (anche corroborato dalla testimone della modella attrice Lauren Young) e sembrava avere cicatrici da ustione nelle parti basse.

“Vogliono raccontarla in entrambi i modi. Se ha una vagina, non può violentarla, quindi non possono sostenere entrambe le versioni”, afferma un portavoce di Harvey.

Un paraplegico senza funzione dalla vita in giù può raggiungere un’erezione con Caverject. Ma una particolarità di questo farmaco è che, una volta iniettato direttamente nel pene, sono necessari dai 5 ai 20 minuti per avere effetto e dura solo un’ora circa. Ciò potrebbe spiegare l’incredibile celerità con cui si dice che Harvey si sia avvicinato ad alcune delle donne che l’hanno denunciato.

Era stato colpito dalla cancrena di Fournier, un’infezione acuta della regione genitale.

Negli ultimi anni, Harvey ha lavorato nel circuito dei festival europei accompagnato da varie assistenti attrici-modelle con base a Londra, rinchiuse in suite d’albergo delle dimensioni di piccoli appartamenti, attrezzate con un fax, linee telefoniche extra e così via. Molte riunioni si sono svolte in queste sale per motivi di privacy. Afferma un grande talent manager, “Ti garantisco che, per tutto ciò che era inappropriato, c’erano un centinaio di cose appropriate in corso”.

La bibbia del campo di addestramento per i dipendenti di Weinstein, passata di generazione in generazione, catalogava le stanze preferite. E se non erano disponibili? “Le aspettative erano che accadesse e basta”, dice un ex assistente. “Non accettare mai no come risposta”. Incluso portare qualcuno in Canada senza passaporto. Incluso il fatto che l’ufficio del sindaco Giuliani sollevasse le barricate in qualche strada in modo che Harvey potesse usare un ingresso più privato a un evento.

La causa del procuratore generale fa riferimento a una serie di dipendenti con scrivanie in ogni sede dell’azienda, nota come il “roster”, il galletto, di Harvey, che non avevano alcun ruolo apparente se non quello di mediare nel presentargli donne. Un membro londinese del roster è stato portato a New York City per istruire gli assistenti di Harvey a “indossare gonne o abiti, apparire femminili, mostrare più gambe o spalle, indossare tacchi alti, avere un buon profumo” “e presentarlo alle donne”.

Della falange di dipendenti intorno a lui alcuni direbbero che Harvey ha creato una casta di vice prepotenti, proprio come gli avvocati che scrivevano lettere per lui erano bulli per estensione: “Li vedi così maltrattati da porgere loro il tuo cuore”, dice qualcuno che ha lavorato con la compagnia al suo show di Broadway del 2015, Finding Neverland. “Ma poi, all’improvviso, diventano i suoi fedeli scagnozzi, urlando a qualcuno [per conto suo] o facendo qualcosa di subdolo. Mi è sempre sembrato che fossero così complici della loro miseria”.

Harvey ha creato una casta di vice prepotenti.

Come la giovane dirigente che aveva elevato a produttrice esecutiva nel suo show di Broadway, ma che si sarebbe licenziata costantemente mentre stava iniziando ad affermarsi come professionista creativa. In un incontro di marketing con la società di P.R. O&M Co., organizzato per promuovere Finding Neverland, ad Harvey fu detto che i talenti di Broadway di solito non ricevono copertine di riviste. Perse la pazienza e iniziò ad accumulare biscotti in faccia a lui, il suo produttore esecutivo lo invitava delicatamente a prendere frutti meno glicemici, mentre Harvey abbaiò,Non voglio frutta! Voglio un biscotto!”

Dopo che l’agenzia rassegnò le dimissioni, lei chiamò per spiegare: “È tornato allo zucchero e non riusciamo a toglierglielo”.

Certo, Finding Neverland è stata la prima uscita di Harvey come unico produttore principale di uno spettacolo di Broadway. Ma fu consumato dal successo di un altro regista particolarmente aggressivo e di carattere che conosceva il teatro come il palmo della sua mano. “Harvey parlava solo di Scott Rudin”, afferma il pubblicista Rick Miramontez. “Harvey voleva essere Scott Rudin. Direbbe: “Scott Rudin non lo farebbe mai”. Quando ha iniziato a combattere Il New York Times sul fatto che lo spettacolo avrebbe dovuto essere recensito a Boston, disse: “Anche Scott Rudin dovrà ringraziarmi per questo” (tramite il suo portavoce, Harvey affermò che ammira Rudin e lo definì “uno dei migliori produttori di Broadway”).

Le collaboratrici senior di lunga data che lavoravano per l’azienda consigliarono a una dirigente di inviare e-mail alle risorse umane ogni qualvolta succedeva qualcosa di spiacevole con Harvey. “Non succederà nulla, ma salva l’e-mail. Un giorno potresti averne bisogno”, le dissero. Lei dice di averlo fatto. Un paio di volte. “Ma non è mai successo niente. Ho il sospetto che le risorse umane abbiano visto l’e-mail e l’abbiano cancellata o bloccata nel mio fascicolo. Nessuno l’ha vista”.

Nessuno avrebbe mai immaginato che ci sarebbe stata una resa dei conti. E Harvey non avrebbe mai immaginato che sarebbe rimasto a chiedersi se suo fratello avesse un ruolo da protagonista.

Phoebe Eaton è una giornalista investigativa, drammaturga, e autrice di In the Thrall of the Mountain King: The Secret History of El Chapo, the World’s Most Notorious Narco